Perché un fotografo consiglia la lettura di “Nei colori del giorno” di Peter Handke?
L’autore impronta il libro sullo stretto legame con il pittore Cèzanne, tanto da ripercorrerne i luoghi, attraverso un viaggio alla riscoperta della Saincte Victoire, il soggetto più importante della produzione del pittore.
Spesso Handke si riferisce ad un filosofo creandosi una base teorica per sostenere le idee sviluppate nel romanzo, una visione che coincide perfettamente con la sua poetica e quella di Cèzanne, nella quale le “vere idee”, secondo le parole del filosofo, “coincidono con i loro oggetti”, ed ogni forma ha pieno potere di esempio. Tali oggetti vengono descritti dall’autore con un occhio “fotografico”, sembra quasi che stia descrivendo un immagine immobile, che stia appunto guardando una fotografia: “l’uomo con i calzoni svolazzanti”, “l’aria luminosa”, ecco perché riprende Cèzanne, e anche Hopper, la loro ricerca mirava a rappresentare “gli oggetti nella loro famigliarità quotidiana, troppo.<<Oggetto particolare>> non è ancora la definizione esatta; perché valide erano proprio le cose normali, che però il pittore aveva inserito nell’aura del particolare- e che adesso posso sinteticamente definire <<magiche>>”. Questo è quello che il fotografo opera fin dalla sua prima scelta: racchiudere all’interno del mirino “questo” piuttosto che “quello”-soggetto.
Peter è però uno scrittore, il suo modo fotografico dobbiamo intenderlo non come una miticolosa descrizione di ogni particolare, ma un discorso sulla “realtà”, dell’idea di essa, quindi essa stessa come la vediamo; non a caso nomina anche il pittore realista Courbet, con il quale afferma di condividere lo stesso “genere”: davanti ad un quadro occorre quindi solo nominare le cose rappresentate ”<< Ecco, la muta, la pozza di sangue, l’albero. Ecco i guanti, i pizzi, la seta rovinata della gonna>>” e Handke durante il suo cammino verso la montagna del pittore ci parlerà di luoghi e personaggi, ricordi e aspirazioni con descrizioni basate sul colore, unite ad aggettivi estremamente visivi: l’aria è luminosa, il cielo azzurro cupo, il disegni delle ali delle cicale si ripropongono sulle pareti rocciose che formano una linea bianca e luminosa che continua fino al limite dell’orizzonte. Questo è Peter Handke e questi sono i suoi viaggi, silenziosi, colrati, e daltonici.
